S. Lucia V. e M. – Vigilia – Belpasso (CT)

Data della Festa:
12 Dicembre

Belpasso si veste di festa, è in tripudio di giorno in giorno per la propria Santa Patrona S. Lucia.
Un anno di attesa, tredici giorni di preparazione spirituale alla festa con la recita della solenne “tredicina” di S. Lucia con una chiesa gremita di fedeli alle ore 5,00 del mattino, tutto il paese bardato a festa con le bandiere e luci nei balconi e nelle strade, l’allestimento dei carri, le prove della “cantata”, la sistemazione del fercolo argenteo. Tutto il paese coinvolto per la festa, tutti coinvolti in un certo qual modo, e dopo mesi di preparazione, e di grandi momenti intensi di preghiera in chiesa madre ed in tutte le parrocchie, la grande festa di S. Lucia, il grande giorno tanto atteso, è alle porte.
Si è iniziati con le varie processioni delle sacre reliquie nelle parrocchie del paese, con Lucia che va in pellegrinaggio, che fa catechesi con le varie comunità, che sta assieme alle varie realtà parrocchiali, sia spiritualmente con la sua preghiera e protezione, sia fisicamente nelle sembianze delle sue reliquie; lei compie questo pellegrinaggio affinché il paese non solo sia unito nel nome di Cristo, ma vuole essere più vicina ai propri fedeli delle parrocchie periferiche del paese.
Successivamente si è pregato ai piedi della Madre Maria, nel giorno della solennità della sua Immacolata Concezione, ed anche li Lucia era con i propri fedeli a pregare con loro: lei si è unita alla preghiera dei devoti che si rivolgevano alla Vergine Maria, madre sua e mamma nostra; lo si è fatto con un intenso momento di preghiera per le vie del paese con una solenne processione.
Adesso tutti gli occhi e l’attenzione sono puntati verso Lucia, la cara santa e sorella di tutti; adesso è il momento della sua grande festa, è arrivato il momento tanto atteso, dove tutti sono protagonisti di un grande evento spirituale e devozionale; tutti sono chiamati da Lucia, tutti, ma proprio tutti, sono gli artefici della esaltazione e del trionfo di questa fede che Lucia ha manifestato un tempo a Siracusa e che oggi trasmette a tutti i devoti, che sono il segno tangibile di questo messaggio che non si è spento o dileguato, ma che vive intensamente nell’animo di tutti i fedeli, soprattutto della grande comunità dei giovani belpassesi, e di tutti i giovani d’oggi che sono il futuro e la speranza della Chiesa.
Oggi inizia il grande cammino di fede in cui i devoti possono esprimere nel migliore dei modi la loro devozione alla Santa Patrona, e la caratteristica ed il sentimento di fondo che accomuna tutti quanti è il sentimento di unione e gioia, perché tutti quanti lodano la stessa persona. Questo sta alla base della festa: amore e gioia.
Tutti si stringono ai piedi della Patrona e la portano trionfalmente per le vie del paese, tutti esprimono a loro modo la loro devozione, sia con gridi, che con preghiere, che con lacrime, o soltanto semplicemente con i semplici sguardi umili verso la cara Lucia ; in quei giorni si dimenticano le varie discordie fra le persone e si fa festa tutti insieme, senza rancori, senza rimpianti: si è tutti fratelli nella fede attorno a Lucia che prega con loro.
L’inizio dei festeggiamenti più intensi della festa si hanno il 12 sera, con la S. Messa solenne nella chiesa di S. Antonio Abate, con la successiva processione con le sacre reliquie della Santa Martire per la via principale del paese alla volta della chiesa madre.
Alla processione delle reliquie tutte le rappresentanze cittadine vi partecipano: tutti i gruppi parrocchiali delle varie parrocchie del paese e le confraternite, il “Circolo S. Lucia” e le rappresentanze del Comune con in testa il signor Sindaco con gli assessori comunali.
Questi gruppi precedono l’avanzare della sacre reliquie con i loro rispettivi stendardi, portando ognuna un omaggio floreale e della cera da donare infine alla Santa all’arrivo in chiesa madre.
Arrivati in chiesa madre, si celebrano i solenni Primi Vespri di S. Lucia, ed al termine, ogni singola rappresentanza, offre la cera ed i fiori che verranno deposti ai piedi della mensa dell’altare maggiore.
Il primo ad offrire i fiori e la cera è il signor Sindaco a nome di tutta la cittadinanza, poi le varie rappresentanze, in cui spiccano i devoti, le confraternite, le associazioni che operano nel sociale e le ragazze che di li a poco rappresenteranno nei vari carri le S. Lucia.
Al termine della cerimonia si ha la benedizione solenne ai presenti, e subito dopo tutta l’attenzione si sposta in piazza per l’apertura dei “Carri Luciani”, macchine scenografiche che al loro schiudersi rappresentano delle scene, con personaggi viventi, sulla vita della Santa o sulla storia della Chiesa, con un tema diverso di anno in anno.
La scena che accomuna tutti i carri è l’ultima in cui si ha la gloria di S. Lucia, ed in cima al carro si ammira una ragazza che rappresenta Lucia; l’apertura del carro ha anche un accompagnamento musicale e vocale, in cui si spiega il tema in questione, e l’ultima scena della gloria di S. Lucia è accompagnata anche dai fuochi pirotecnici e dallo scampanio delle campane del campanile suonate da parte dei devoti campanari che ogni anno dedicano il loro tempo a suonare le campane sul gelido campanile.
I carri luciani vengono preparati annualmente dai giovani del paese, che dedicano anima e corpo per la cura e la creazione di questi carri.
Ogni quartiere rende l’omaggio alla Santa Patrona: i quartieri coinvolti sono tutti e cinque, e sono: Borrello, Matrice, San Antonio, San Rocco e Purgatorio.
Al termine dell’esecuzione dei carri, circa oltre la mezzanotte, inizia la “Santa Notte di S. Lucia”: inizia la lunga veglia dei giovani devoti.
Si dice che questa sia la notte più lunga di tutto l’anno, e questo è il momento più intenso di fraternità tra i devoti, perché si fa festa assieme a Lucia, stando assieme, pregando insieme, soffrendo a volte il freddo o la piaggia, sempre insieme.
Durante tutta la notte, i devoti si riuniscono nei vari quartieri del paese dove vengono sparati dei colpi a cannone e dove si mangia e beve in allegria.
I quartieri sono quelli periferici, e sono l’Ascino, la Silva, il Gattaino e Villaggio del Pino.
Durante la notte, soprattutto viene suonato il campanone della chiesa madre, che, assieme ai colpi a cannone, con i suoi rintocchi scandiranno l’avanzare della notte ed annunciano l’attesa per il grande giorno.
Un tempo i rintocchi ed i fuochi indicavano ai numerosi pellegrini dei paesi limitrofi, soprattutto quelli provenienti a piedi da Motta Sant’Anastasia, la giusta direzione per il paese, che di notte, al buio, non essendoci un tempo la corrente elettrica e non esistendoci strade adeguate, si potevano disperdere tra quelle vie di campagna venendo a piedi o con i carretti nel paese tanto caro alla grande santa siracusana.
Questa tradizione è rimasta ed ha preso un significato diverso: si ha una veglia di conversione, di penitenza e di preghiera.
Nel campanone anche li si fa festa mangiando e bevendo, ma successivamente, dopo il commovente e significativo scampanio della mezzanotte, fa da patrone a quella notte la preghiera.
Sul campanile si allestisce un piccolo altarino con l’immagine di S. Lucia, e durante tutta la notte si prega, si riflette sulla condizione umana, sul mondo di oggi; si ringrazia il Signore, Maria e S. Lucia per quella “Santa Notte”, si contemplano e si meditano i momenti del martirio, ci si domanda nel proprio intimo di ognuno una grazia che si necessità per se o per gli altri, ci si domanda che cosa avesse pensato S. Lucia in quella lunga notte prima del suo martirio.
Umilmente si ci affida a lei, alle sue preghiere, al suo casto cuore; si domanda il suo aiuto e la sua comprensione, lei che era giovane come loro, lei che è stata una semplice ragazza come loro ma con un grande coraggio e tanta fede.
Questo si chiede a lei, si chiede la sua intercessione, mentre ad ogni quarto d’ora si fa un momento di silenzio per il “santo rintocco” del campanone.
La cosa più bella di questa festa e di questo momento intenso di spiritualità è che questa iniziativa nasce dai giovani: è organizzata soltanto da loro, non si ha una guida spirituale presente ma è lo stesso Spirito Santo che guida i cuori dei fedeli devoti; e questo è da ammirare, ammirare l’impegno di questi giovani che al giorno d’oggi c’è ne sono pochi.
Durante la notte si aggregano pure sul campanile i giovani “carristi” dopo aver posato i loro carri nei vari quartieri, ed anche la gente inizialmente riunita nei vari quartieri fanno visita ai giovani del campanile.
Si fanno i turni di veglia sul campanile, al freddo e al gelo di una lunga notte di dicembre, della lunga notte di S. Lucia, la lunga notte di Belpasso, la lunga notte dei giovani in tripudio per la loro cara sorella nella fede.
La veglia dura tutta la notte fino all’alba in attesa dell’arrivo dei pellegrini e del momento più atteso: la svelata di S. Lucia dalla sua cameretta, la cosi detta “sbarrata di S. Lucia”, in cui la Santa Martire, sorella e patrona, si incontrerà con ognuno di loro, si incontrerà con tutti i suoi devoti ai suoi piedi, riuniti tutti li trepidanti e con il cuore pieno di fede, di umiltà e di gioia, ad incontrarsi dopo un anno di attesa con la propria cara “Santa Luciuzza”.

Testo a cura di Vincenzo Zappalà

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Foto a cura di Vincenzo Zappalà

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Foto a cura di Vincenzo Zappalà e del nostro collaboratore Aureliano Laudani

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