S. Agata V. e M. – Processione del “Giro Interno” della Città – Catania

Data della Festa:
5 Febbraio

Oggi il grande giorno finalmente è arrivato, il giorno più importante dell’anno per tutti i catanesi devoti a S. Agata: il giorno del trionfo della fede, il giorno della grande gioia, il giorno del ringraziamento, del grande incontro della Santa Patrona con i propri concittadini.
S. Agata ritorna tra i suoi devoti, si fa una di loro, loro sorella, loro protettrice, loro compagna, loro amica, loro guida.
S. Agata giovane tra i giovani; il tempo non ha mutato la devozione e la fede; S. Agata è stata sempre tanto amata e venerata con grande concorso di popolo.
Tutta la città si riversa in Cattedrale e per le vie di Catania per renderle omaggio, per ringraziarla di qualche grazia ricevuta, per il patrocinio sulla città, per essere la dolce eroina catanese, per essere la candida avvocata in Paradiso per la città e la diocesi.
L’attesa e l’impazienza è molto grande per i catanesi, che non vedono l’ora di rivedere, più sorridente che mai, la propria “Santuzza”.
Già molti alle ore 3,00 del mattino del 4 febbraio si svegliano per recarsi in Cattedrale, indossano il loro devozionale “sacco” bianco, e silenziosamente, in una città  illuminata da una luna che riempie la grande “notte santa catanese”, arrivano sul sacrato della Cattedrale per poco ancora chiusa.
Alle ore 4,00 del mattino circa, già il sacrato è gremito di fedeli che premono e battono il grande portone della chiesa; dall’interno il custode toglie i ferri che fissano il portone e batte alcuni colpi come segnale ai fedeli per aprire la porta: di colpo il grande portone si apre violentemente ed i fedeli entrano bruscamente all’interno della chiesa dirigendosi di corsa ai piedi della cappella di S. Agata per accaparrarsi un piccolo posticino in piedi per vedere da vicino la Santa uscire dalla propria cameretta.
Nel giro di pochi minuti tutta l’intera Cattedrale si riempie di fedeli e devoti, in attesa dell’uscita delle sacre reliquie della Santa dalla cameretta, che avverrà un pò di tempo dopo, alle ore 5,30 circa, in cui i cancelli della cappella si aprono, e la gente entra bruscamente all’interno, riempiendosi del tutto, quasi a non dare spazio  ai tecnici di prelevare le reliquie ed il simulacro.
Entra il capo vara con i suoi tecnici, il tesoriere della Cattedrale, che corrisponde alla persona del parroco della medesima chiesa, il sindaco ed il cerimoniere della festa, il comm. Luigi Maina.
Essi hanno le chiavi della porticina della cameretta: aprono la prima porta, poi la seconda ed entrano dentro il segreto sacello; tutto il popolo invece rimane all’esterno ad aspettare.
Li dentro aprono la nicchia dove è custodito lo scrigno reliquiario ed il mezzo busto reliquiario della Santa; aprono una porta d’argento, e tirano una tendina in stoffa: appare improvvisamente il candido volto di S. Agata ai loro occhi.
Il simulacro di S. Agata si trova nella parte superiore mentre in basso si trova lo scrigno.
Il simulacro viene prelevato, gli vengono montate le ali dei due angeli posti accanto alla Martire e lentamente viene sceso su un piccolo elevatore; successivamente il simulacro viene fatto scorrere su dei binari in legno e S. Agata esce dalla cameretta e viene accolta da tutti i suoi devoti che la aspettavano all’esterno.
Il simulacro viene fatto scorrere sulla piccola “varetta” a spalla, legato per non farlo cadere, e tra il grande panico per contendersi un posticino sotto la “varetta” per avere il privilegio di portare a spalla la Santa Patrona, S. Agata viene traslata lentamente sull’altare maggiore, avendo molta difficoltà ad avanzare per la grande calca.
Subito dopo viene fatto scorrere sui binari anche lo scrigno argenteo che esce anch’esso dalla cameretta e trasferito sulla sua “varetta” a spalla.
Le porte della cameretta vengono subito chiuse perchè è vietato l’accesso al resto del popolo e le opere artistiche d’immenso valore, tra cui vari affreschi e tesori, sono alla vista delle pochissime persone che hanno il privilegio di entrarvi.
Appena S. Agata esce dalla cappella, è un tripudio di festa per tutti i devoti verso la Santa Patrona, che dopo un anno di grande attesa ritorna tra i suoi devoti e si consegna alla sua città.
Questo è un momento di grande emozione: chi piange, chi grida, chi applaude, chi prega, chi canta l’inno popolare; tutti i devoti sventolano i loro fazzoletti bianchi in saluto alla Santa Vergine e Martire.
S. Agata si dirige sull’altare maggiore, muovendosi dalla navata laterale destra verso la navata centrale della Cattedrale.
Arrivata al centro della navata centrale, il mezzo busto reliquiario viene rivolto con lo sguardo verso la piazza Duomo che si scorge dall’interno: si dice che questo è il momento in cui S. Agata saluta la sua città.
Il simulacro sale lentamente sopra l’altare maggiore indietreggiando, senza dare la spalle ai suoi devoti, e viene sistemato su un piedistallo al centro dell’altare, in attesa dell’inizio della S. Messa dell’Aurora.
Il simulacro di S. Agata viene chiamato mezzo busto reliquiario perchè al suo interno contiene la calotta cranica della Santa Martire, mentre all’interno dello scrigno è contenuto la maggior parte del proprio corpo all’interno di vari reliquiari argentei.
Le sacre reliquie di S. Agata all’interno dello scrigno consistono nella presenza di tutti gli arti, di una mammella e del sacro velo.
Lo scrigno non viene mai traslato sull’altare maggiore, ma soltanto le reliquie al suo interno il giorno dell’ottava della festa, il 12 febbraio, e il 17 agosto, giorno dell’anniversario della traslazione delle sacre reliquie da Costantinopoli a Catania.
Ecco arrivato il giorno solenne, il grande giorno del trionfo della fede di S. Agata.
Tutti gli Angeli in cielo lodano il Signore per il trionfo della sua Vergine e sposa Agata, nel giorno dell’anniversario della sua nascita al cielo, la sua vittoria sul male, sul peccato, sulla morte eterna. S. Agata ha vinto la sua persecuzione carnale e spirituale, ha subito il doloroso martirio ed è stata accolta nei cieli, in Paradiso, dal suo Signore, dalla Madre Santa Maria. È diventata così il patrocinio della città di Catania, l’Eroina del cielo.
“Agata Santa, giglio tutto puro, candida rosa, soave preghiera, tutta la tua città di Catania ti loda e ti ringrazia, ti porta in trionfo per le strade della tua città”.
La mattina, dopo il rientro dalla lunga processione del 4 febbraio, durata più di 24 ore, il simulacro rimane esposto sull’altare maggiore durante tutta l’intera mattinata e gran parte del pomeriggio alla venerazione dei fedeli e devoti, che accorrono in Cattedrale in preghiera, portando ceri, fiori, offerte, ex-voto in oro; o magari lacrime di dolore, di gioia, di rancore, di pentimento; chiedono alla Santa perdono, conforto, grazie spirituali e materiali da chiedere a Dio tramite la sua intercessione.
S. Agata non può che accontentarli, con la sua potente preghiera presso nostro Signore, presso la Madonna, e con il suo candido sorriso, li conforta, gli da speranza, gli da gioia.
Durante tutta la mattinata si susseguono, una dopo l’altra, le celebrazioni delle SS. Messe, con la celebrazione del Solenne Pontificale che fa da fulcro a tutta questa giornata solenne di preparazione spirituale.
Il Pontificale ogni anno è presieduto da un Vescovo o Cardinale proveniente da fuori città, invitato per l’occasione dall’Arcivescovo di Catania.
A questa celebrazione partecipano tutti i Vescovi delle diocesi siciliane ed i Vescovi emeriti, tutti i sacerdoti della diocesi di Catania, tutto il clero e le più alte autorità civili, militari e politiche catanesi e non.
La lunga processione introitale inizia dal palazzo arcivescovile ed entra solennemente in Cattedrale, con grande partecipazione di popolo.
Nel pomeriggio, dopo la S. Messa delle ore 16,30 presieduta da un Vescovo, alle ore 18,00 circa S. Agata fa la sua seconda uscita dalla Cattedrale per la seconda processione, definita “processione del giro interno” della città, perchè la processione si limita soltanto a percorrere le vie del centro storico catanese.
Questa volta l’addobbo floreale del fercolo, a differenza della processione del giorno precedente che era composto da garofani rosa, simbolo del sangue versato dalla martire per i vari supplizzi del martirio, è composto da garofani bianchi, simbolo della purezza della Santa che è salita tutta pura e casta al cielo.
La processione percorre la via Etnea, passando da piazza Università, Stesicoro e dalla villa Bellini; successivamente imbocca la via Caronda alla volta di piazza Cavour, o Borgo per i catanesi, per i tradizionali fuochi d’artificio.
Nella processione del 5 sera, S. Agata, oltre ad essere preceduta dalle candelore, soprattutto è preceduta da migliaia di devoti in “sacco” bianco che portano per voto dei grossi ceri accesi.
Essi percorrono la processione precedendo i numerosi devoti che tirano i due lunghi cordoni della vara, illuminando il percorso e faticando molto nel trasportare sulle loro spalle questi grossi ceroni, a volte per chiedere una grazia, o a volte per ringraziare la Santa per una grazia ricevuta.
Quindi essi promettono la grossa torcia, di vario peso, tra cui molti tra i 50 o 100 kg. Questi ceri quindi sono molto pesanti, e i devoti fanno molta fatica a trasportarli sulle loro spalle, arrivando a fine processione stremati dalla fatica e dal dolore.
Sommando il peso della cera che si accumula, tra le migliaia di candele che vengono offerte sul fercolo, soprattutto in questa giornata, e le grosse torce portate a spalla dai devoti, che infine vengono mandate al macero, questo peso supera di molto le tonnellate, Infatti, durante la processione viene spesso effettuato lo scarico della cera del fercolo, riempendo tantissimi camion di candele da mandare al macero; la quantità di candele offerte è così enorme, che le candele offerte sul fercolo, per dare la disponibilità di accontentare tutti i fedeli che vogliono la propria candela accesa, vengono accese per pochi minuti e subito spente ed accantonate, formandosi nel retro del fercolo una montagna di cera, che deve essere spesso scaricata dopo poche centinaia di metri dallo scarico precedente.
Questa processione è una processione che avanza molto lentamente, più lentamente del giorno precedente, per via della grande offerta di cera sul fercolo, per i moltissimi scarichi delle candele sui camion, e per la grande calca di folla; infatti la Santa, arriva in piazza Borgo in tarda nottata, e di anno in anno sempre con più ritardo nella tabella di marcia, oltre le ore 3,00 del 6 febbraio;
Dopo il Borgo, S. Agata ridiscende durante la fredda notte invernale per la via Etnea verso la Cattedrale, ed arrivando all’angolo con la via A. di San Giuliano, o i “Quattro Canti” per i catanesi, effettua l’emozionante corsa della salita di Sangiuliano, intorno le prime ore del mattino, oppure a giorno fatto..
Questa salita è molto pericolosa perchè stretta, ripida e scivolosa, e con la grande calca di popolo, ogni anno viene sempre più difficoltosa eseguirla, creando spesso incidenti molto gravi, tra cui la morte di un devoto, Roberto Calì, morto nel tragico incidente dell’edizione 2004, scivolato involontariamente e schiacciato dagli altri devoti caduti a catena sopra di lui.
S. Agata effettuata la salita si ferma all’angolo con la via Crociferi, antica via barocca della città, e successivamente, girati i cordoni ed il fercolo, la percorre, sostando davanti la chiesa di S. Benedetto per l’ormai tradizionale canto delle monache di clausura che cantano in onore della Santa Patrona.
Successivamente la processione continua passando da piazza Dusmet, via Madonna dell’Indirizzo e piazza Mazzini; imboccando infine per via Garibaldi alla volta di piazza Duomo per il rientro in Cattedrale, tratto che viene effettuato di corsa, come per l’entrata al termine della prima processione di giorno 4 febbraio.
I due lunghi cordoni entrano in chiesa ed arrivano fino all’altare maggiore della Cattedrale, e quando si effettua la corsa, è un momento molto suggestivo ed emozionante.
S. Agata, rientra in chiesa dopo la lunghissima processione iniziata il pomeriggio del giorno precedente, intorno le ore 9,00 circa del mattino di giorno 6 febbraio, ma di anno in anno sempre con più ritardo.
Le sacre reliquie vengono prelevate dal fercolo e portate a spalla all’interno della cappella per essere infine custodite all’interno della cameretta.
Quest’ ultima parte della festa è un momento molto commovente perchè si ha il doloroso distacco tra la Santa e il suo popolo di devoti, e molti piangono per questo angoscioso distacco.
S. Agata viene conservata in attesa di poterla rivedere per un’ultima volta il giorno dell’ottava della festa, il 12 febbraio, per poi dargli un arrivederci alla prossima festa d’agosto ed alla grande festa dell’anno successivo.

Testo a cura di Vincenzo Zappalà

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Foto a cura di Vincenzo Zappalà

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Foto a cura di Vincenzo Zappalà

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  1. C. Mirko Musumeci

    W Sant’Agata.


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