S. Filippo Siriaco – “Calata di San Filippo” – Calatabiano (CT)

Data della Festa:
Vigilia della 3° Domenica di Maggio

Calatabiano per i giorni della festa del Santo Patrono si trasforma, cambia aspetto, diventa più bella, più viva, più caotica per certi punti di vista; avviene in un certo qual modo una fusione tra la gente e la natura e tra i devoti ed il loro santo protettore.
Perchè tra la gente e la natura? Perchè la collina del castello in questi giorni, oggi, per la “calata” e poi per la risalita, si riempie di gente che si posiziona nei punti più strani e pericolosi di quella rude, ripida e grezza montagnola. Chi da lontano vede tutta quella gente, per esempio percorrendo l’autostrada CT-ME e non sa dello svolgersi della festa, non può che stupirsi al vedere quella situazione insolita.
Tutta, ma proprio tutta la montagna, anche in cima, è piena di gente che occupa un posto, anche da molto lontano, per vedere la caratteristica “Calata di S. Filippo”; e pensare che per arrivare in certi punti della montagna non esiste un sentiero, quindi la gente, rischiando, la deve scalare, mentre per arrivare nella chiesa del SS. Crocifisso, comunemente chiamata chiesa del Castello, esiste un sentiero, che è lo stesso che percorrerà la processione, ma un sentiero molto tortuoso e disastrato, pieno di pietre e terra, molto ripido e scivoloso, che i devoti lo dovranno percorrere di corsa portando a spalla il simulacro del Santo sulla vara facendo attenzione a non cadere.
Un’ora prima della processione parte dalla chiesa del castello il corteo storico medievale verso la chiesa madre del paese, con comparse che rappresentano dame e conti, e con cavalieri a cavallo.
Alle ore 18,30 in punto, tre colpi a cannone danno il segnale per l’inizio della corsa: S. Filippo esce di corsa dalla chiesa e portato a spalla scende per il tortuoso e ripido sentiero che lo porterà fino alla chiesa madre del paese tra gli applausi dei presenti festanti, posizionati ai bordi del sentiero o per tutta la montagna.
Questa corsa avviene per circa dieci minuti e si percorre tanta strada: ci sono tanti momenti di tensione per paura che i devoti scivolino e cadino a terra assieme alla vara, soprattutto in una curva pericolosa dove finisce la discesa ripida ed inizia un tratto pianeggiante.
La corsa si conclude alle porte del paese, nel luogo chiamato della”prima croce”, per una sosta; al Santo viene messo l’oro e si continua infine fino in chiesa madre.
La calata e la risalita viene effettuata di corsa a simboleggiare la rapidità del Santo nello scacciare i demoni del male; un’altra usanza di questo paese è la vendita delle “misure”, che sono dei nastrini colorati della lunghezza del simulacro del Santo: i colori sono tre, verde, rosso e giallo, e tutti i devoti li indossano, sia loro che il simulacro; essi rappresentano i peli della barba con cui la legenda dice che S. Filippo Siriaco o d’Agira scese all’Inferno per legare il demonio con i peli della sua barba, infatti il simulacro del Santo è raffigurato tutto di nero, dovuto alle fiamme dell’Inferno con cui si è bruciato in quella occasione.
Anche le magliette dei portatori della vara cambiano colore ogni anno, e si alternano di anno in anno i tre colori di S. Filippo, verde, rosso e giallo, come i nastrini.
Arrivata in chiesa madre la processione si conclude, e riprenderà l’indomani per il giro festoso per le vie del paese mentre la domenica successiva il Santo verrà riportato di corsa nella chiesa del castello.

Testo a cura di Vincenzo Zappalà

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Foto a cura di Vincenzo Zappalà

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Foto a cura di Vincenzo Zappalà

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