S. Giuseppe – Vigilia – Santa Maria di Licodia (CT)

Data della Festa:
Vigilia dell’Ultima Domenica di Agosto

Dopo un anno di attesa, mesi di preparativi, preannunciata dai fuochi “do misi”, arriva la festa , la grande festa in onore del Patriarca S. Giuseppe, il Santo Patrono dei Licodiesi.
Dopo tre giorni di preparazione spirituale in chiesa madre, arriva l’atteso sabato della festa, “u sabatu da Sbarrata”, annunciato dai colpi a cannone alle 8,00 del mattino. Nel pomeriggio, la banda allieta le strade della cittadina, già adornate a festa, e precede la processione delle confraternite che si dirigono verso la chiesa della Madonna della Consolazione, dove viene celebrata la Santa Messa.
Al termine della celebrazione eucaristica, ci si prepara per la processione verso la chiesa madre: tutti sfilano, recando ognuno in base alla categoria, i ceri e i fiori da offrire al Patrono, in un clima di devota preghiera alternata dalle musiche della banda; la processione sfila lungo il corso principale, mentre le candele che i fedeli portano in mano si confondono con le variopinte luci degli archi luminosi. Si arriva in piazza, dove già molta gente attende da tempo l’inizio delle funzioni: la chiesa è una fonte di luce, e gli altari sono parati con fastose tovaglie con ricami d’oro e fiori; la popolazione entra, i doni vengono posizionati ai piedi dell’altare, si intonano le litanie al Patriarca: l’emozione è parecchia, il parroco comincia una breve predica, parte il primo viva, ed il simulacro lentamente sale da dietro l’altare, si vede la corona, si vede il volto di S. Giuseppe, si vede Gesù Bambino, e lentamente ecco che tutto il simulacro è intronizzato sopra l’altare. I devoti gridano, i fedeli battono le mani, l’organo intona l’inno, “Su venite fedeli devoti, all’altar di Giuseppe…”; è l’invito della cittadinanza ad onorare il Santo, tutti cantano, le campane suonano a distesa, la banda fuori suona una delle sue allegre marce, i fuochi e la “moschetteria” avvertono il paese.
Calmatosi il furore dei presenti, il clero in sontuose vesti, canta insieme ai fedeli il solenne vespro. Un aria di festa e di allegria si diffonde tra la gente, il vespro è finito, la banda si dispone insieme al coro dei fedeli che devono intonare la Cantata a S. Giuseppe, e tutti quelli che sono sulla piazza cantano. Al fine dei tre inni il grido “Viva S. Giuseppe” sfocia in un applauso, e da dietro il palco, partono i fuochi d’artificio. La banda resta sul palco per allietare la serata con le marce sinfoniche tratte dalle opere classiche e moderne. Così si conclude la giornata del sabato, e la gente che affollava la strade torna alle proprie case pronta per il giorno seguente.

Testo a cura del nostro collaboratore Riccardo Spoto

Galleria Fotografica
Foto a cura dei nostri collaboratori Stefano Mirone e Alessandra Furno

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