S. Antonio Abate – Festa Grande Estiva – Misterbianco (CT)

Data della Festa:
1° Domenica di Agosto
(Festa a cadenza triennale)

Dopo tre anni di attesa e preparativi, di intensi momenti di spiritualità, di grande trepidazione nell’allestire al meglio il passaggio nei quartieri, le cantate, e tutto ciò che vede impegnati gli abitanti di Misterbianco in questi ultimi mesi, finalmente è arrivata la tanto attesa “Domenica di Sant’Antonio”. Giorno attesissimo questo, allo stesso modo con cui si attende una persona cara che manca da tempo; così per i devoti cresce palpitante l’attesa per rivedere il loro Santo.
Come consuetudine la giornata inizia con i colpi a cannone, S. Antonio infatti è definita anche la festa del “fuoco”, che destano le anime dei fedeli che numerosi sin dal mattino riempiono le navate della chiesa madre per assistere alla S. Messa. È una messa importante questa, forse è la più significativa, proprio perché al termine S. Antonio ritornerà tra i suoi devoti.
L’emozione è palpitante, si respira nell’aria l’attesa che cresce sempre più. Ad un tratto le porte della cappella si aprono, e tra gli incessanti evviva, ecco di nuovo S. Antonio tra la sua gente. L’amico di sempre, il fratello, il compagno, dopo anni di attesa è di nuovo in mezzo ai suoi devoti, per fare festa con loro, festa grande dopo tre anni di attesa. Tutto sembra inneggiare al Grande Anacoreta: la chiesa, la piazza, la città intera, tutto è un inno di lode a Dio per il dono del grande Antonio, che benedicente viene tratto fuori dalla cappella per ricevere, all’altare maggiore, gli omaggi dei quattro ceri chiamati “varette”.
Frattanto nella piazza ci si prepara per l’uscita. Il fercolo, aurea dimora del Santo durante le processioni, viene sistemato in prossimità del portale principale della chiesa, la banda si sistema, il popolo attende con trepidazione il ritorno per le strade del proprio Patrono, volgendo lo sguardo all’altare.
Alle ore 9,00 circa, quando il sole irradia la città, S. Antonio, portato a spalla dai devoti, varca il portale della chiesa.
Un esplosione di gioia pervade tutti i presenti, al vedere il soave volto del Santo splendere sotto il sole d’agosto. Assordante la lo sparo della “moschetteria”, i fuochi che annunciano il ritorno del Patrono, volantini colorati inneggianti si librano nell’aria, mentre palloni aerostatici ascendono al cielo portando l’immagine del Santo, che frattanto viene sistemato sulla vara. I fuochi si protraggono per minuti e minuti, un grandioso spettacolo per tutti i devoti e turisti che affollano la città; vengono eseguiti due grandiosi spettacoli pirotecnici: uno in prossimità della piazza ed uno al “Poggio Croce”.
Finito lo spettacolo pirotecnico, dopo un secondo omaggio delle candelore, inizia la processione. Prima tappa fondamentale è il passaggio dal palazzo comunale, da dove il sindaco da ufficialmente il via alla grande festa, suonando la campana di Sant’Antonio. La vara così inizia il suo lungo peregrinare tra i quartieri della città, tutti sfarzosamente addobbati con i colori propri del rione. Il primo quartiere ad accogliere il Patrono è “Panzera”, così denominato dal nome di un icona Mariana, dove la processione si ferma per un’altra
S. Messa celebrata sul sagrato della chiesa del Carmine. Da qui riprende e si dirige verso la chiesa di S. Nicolò, centro del quartiere, dove S. Antonio, secondo il detto popolare, “pranzerà” invitato da S. Nicola. Prima dell’arrivo in chiesa una prova di forza attende i devoti, “la salita dei Panzera”. La vara viene caricata a spalla da forzuti e vigorosi fedeli vestiti di verde, colore del rione; la partenza del fercolo a spalla inizia dal sacrato della chiesa del Carmine e si protrae fino alla chiesa di S. Nicolò.
Quando il fercolo arriva nei pressi della chiesa di S. Nicolò, quasi ondeggiando in un mare fluttuante, inizia la corsa della ripida salita che porta alla chiesa. L’arrivo sul sacrato è un apoteosi di gioia e di emozioni. Braccia agitate in aria al grido di “Viva S. S. Antonio” introducono ad un toccante momento, la “Cantata” del quartiere. I volantini con i testi dell’Inno si propagano dai balconi e dalla vara, in modo che ognuno dei presenti, abitante del rione e non, misterbianchese o forestiero, possa osannare al “Divo Antonio”. “Osanna e gloria al Divo Antonio, al vero esempio d’ogni virtù”, questa la sintesi di tutto l’inno, l’esplosione di gioia di un quartiere, che ha l’onore di avere il Santo Patrono nella propria chiesa, dove al termine dell’esecuzione viene arditamente condotto di corsa sulla ripida scalinata che la precede.
Nel pomeriggio la seconda processione è affidata al quartiere S. Orsola. La strenue prova di forza, dei devoti, avviene nella ripida salita di via S. Plebiscito. Anche qui la pesante vara, sollevata a spalla percorre rapidamente la salita, tra gli incitamenti dei presenti e gli osanna al Patrono. Il passaggio dalla chiesa di S. Lucia, centro del rione, è salutato dalla “Cantata” di S. Orsola. Il transito dai “Quattro Canti”, ideale piazza divisoria dei quattro rioni, è accolto da un fragoroso fuoco pirotecnico. Da qui il Patrono si dirige verso il terzo rione, S. Angela Merici. Fuochi, luci, suoni, e soprattutto il calore e l’affetto dei devoti accolgono S. Antonio, che repentinamente viene caricato sulle spalle e trionfalmente condotto per le strade, fino alla chiesa di S. Angela, dove lo accoglie la “Cantata” del suddetto quartiere.
Il giro prosegue; far rientrare il Santo nella chiesa madre è compito del quarto quartiere, “i Mastri” o “Madre Chiesa”, che accolgono il Santo con la propria Cantata innanzi alla chiesa di S. Rocco, ma in questa serata senza portare a spalla il fercolo, perchè i devoti di questo quartiere il loro momento lo avranno il giorno seguente.
È ormai tarda serata, quando S. Antonio lascia la vara, salutato da luci e fuochi, e tra le grida esultanti rientra in chiesa madre.

Testo a cura del nostro collaboratore Riccardo Spoto

Galleria Fotografica (Anno 2013)
Foto a cura di Vincenzo Zappalà

Gallerie Fotografiche Anni Precedenti
Foto a cura di Vincenzo Zappalà

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