SS. Crocifisso Padre di Grazia – Ciminna (PA)

Data della Festa:
1° Domenica di Maggio

Il primo segno
La venerata immagine del SS. Crocifisso è un opera della fine del XV e la seconda metà del XVI secolo, è in  legno e tutt’oggi il suo  incarnato è di colore nero.
In principio la croce col suddetto Crocifisso non aveva nessun compito devozionale, se non quello di accompagnare i cortei funebri dalla casa del defunto in chiesa e in fine al cimitero.
Infatti nell’anno 1623 moriva di morte violenta durante una rissa un uomo di nome Bartolo Caiazza, che non aveva svolto affari del tutto onesti.
La mattina, quando il  corpo dell’uomo fu pronto per essere portato in chiesa, il chierico che aveva il compito di portare la croce durante il corteo, e che durante l’attesa aveva poggiato sul muro, non riuscì ad impugnarla.
La croce infatti, diventò talmente pesante, che non si riuscì a spostarla di un millimetro, così facendo che il corteo funebre parti senza la croce.
Solo quando la salma entrò in chiesa, il chierico riuscì a spostare la croce, e di conseguenza per il fatto accaduto riporto la croce in chiesa.

La Croce viene esposta a pubblica venerazione
Di conseguenza venuti a sapere del fatto miracoloso, i confrati della chiesa di San Giovanni decisero allora di esporre la croce sull’altare di San Giovanni Evangelista posto nel transetto sinistro, e gli venne accesa una lampada ad olio per filiale devozione.
Nello stesso periodo gli venne cambiata la croce lignea, che era consumata dal tempo, sostituendola con una croce argentea.
Da questo momento in poi, il Crocifisso divenne il legane per eccellenza, che man mano accrebbe in devozione nel cuore degli abitanti di Ciminna.

La prima festa in onore del Crocifisso
La prima festa in onore al Crocifisso di San Giovanni venne istituita il 3 maggio del 1651, giorno della solennità dell’Invenzione della Santa Croce.
La sacra immagine venne  venerata con solennità il 5 maggio dello stesso, anno dopo aver raccolto copiose offerte che contribuirono allo svolgimento della prima festa.

I miracoli
Il 5 maggio del 1651 avvenne un fatto straordinario: durante una raccolta di elemosine, venne una coppia avente un bambino ernioso. Il piccolo, lavorato dal dolore, piangeva talmente tanto che nessun rimedio poteva calmarlo.
Allora i genitori, affidatolo al SS. Crocifisso, chiesero la sospirata grazia di guarire il figlioletto appena nato, e all’improvviso il torpore scomparve e il bambino fu guarito all’istante, tra la gioia della madre e lo stupore dei presenti.

Anche un certo Zaccaria fu guarito allo stesso modo.
L’uomo che preoccupato per la scarsezza di cera ed olio, chiese al Crocifisso la grazia, e soggiunse che se l’avrebbe ricevuta avrebbe comprato un rotolo di candele e una torcia.
Mentre pregava egli sentì come una mano che afferrava  il bozzo, che improvvisamente scomparve, manifestando così la gioia e la fede verso la santa immagine adempiendo alla promessa fatta al Cristo Crocifisso.
Una mattina un certo Giuseppe D’Accomando (contribuente in elemosina per le messe del 5  maggio) cieco dalla nascita, veniva davanti l’immagine del SS. Crocifisso sostenuto da un bastone, e all’altra accompagnato da gente che aveva compassione di lui.
Quando arrivò dapprima distinse la lampada, e poi vide la Santa immagine.
Pieno di gioia lasciò cadere il bastone che ripresolo più volte capì che non ne aveva più bisogno, tornando pieno di gioia e stupore a casa.

Un certo Pietro di Michele, che aveva un ascesso al ginocchio e che da circa sette mesi gli creava fastidio e dolore, comprese che con le medesime medicine datagli da numerosi medici non avrebbe potuto guarire.
Disperato, quando rientra a casa,  la moglie gli dice che il Crocifisso di San Giovanni compie miracoli e che già uno l’aveva fatto la mattina. Allora pieno di speranza la mattina si reca col suo bastone davanti l’immagine del SS. Crocifisso.
S’inginocchiò e con molto dolore, e con viva fede chiede la grazia al Crocifisso.
Si dice che in quel medesimo istante si senti afferrare il ginocchio, esclamando: “Olà” disse “Chi mi afferra?”
Ma evidentemente non era stato nessuno, infatti quando si alzò si senti alleggerito il ginocchio, e comprese che la grazia gli  era stata accordata. Lasciato il bastone come testimonianza egli torno a casa con maggior fede.

Una certa Margherita Ciaccio, per accorrere alla santa immagine, poggiò il suo piede in malo modo, e poverina si fratturò la spalla e il braccio.
Tramortita dal dolore, fu messa a letto.
Assieme alle medicature del medico, qualcuno pensò bene di cospargere le parti fratturate con l’olio che ardeva nella lampada del Crocifisso miracoloso.
L’indomani la donna venne in chiesa a ringraziare il SS. Crocifisso,  senza accusare nessun dolore o rotture d’ossa.

La prima processione
Il 14 maggio del 1651, visto che ormai le grazie elargite dal benigno Signore erano numerose, si decise allora di festeggiarlo solennemente con una partecipata processione, non solo dai cittadini, ma anche da gente forestiera e dei paesi limitrofi.
Si racconta che durante questa processione avvenne un fatto miracolo: mentre il SS. Crocifisso saliva la ripida strada di San Sebastiano, tutto d’un tratto, divenuto pesante tornò indietro, e lo poggiarono in un punto nel quale alcuni momenti prima la sacra immagine aveva sostato.
L’allora l’arciprete Francesco Pisano pensò che forse il Cristo vuol essere portato da gente secolare.
Allora adunato il clero fece togliere le cotte e con tale atto di mortificazione si posero sotto le aste portando sulle loro spalle il gravoso peso.
All’improvviso la processione ripartì, e proseguendo per la strada del castello, arrivarono sin dentro la chiesa madre dove il Crocifisso fu esposto alla venerazione dei fedeli.
Ma in chiesa madre il Crocifisso non ci restò molto.
La mattina successiva, alcune bocche impavide, misero in giro la voce che i sacerdoti della Madrice volessero tenere per loro la santa immagine.
E passando di bocca in bocca, i confrati e il popolo si radunò davanti la chiesa madre e processionalmente, per evitare idee strane, la santa immagine venne fatta rientrare nella chiesa di San Giovanni Battista.

Si riceve la pioggia desiderata
In un anno imprecisato, le terre di Ciminna soffrivano a causa di una terribile siccità che da mesi flagellava il territorio.
In questa occasione si cercò di fare la festa il prima possibile, chiedendo la grazia della pioggia al Padre  di Grazia.
Si dice che quando l’effige varcò la soglia della porta di San Giovanni, una pioggia cadde sulla folla, e che ben presto finì.
Ma durante il tragitto processionale tutti notarono che il cielo da sereno si riempì di neri nuvoloni, pensando che il SS. Crocifisso stesse tenendo l’acqua per il compiersi della processione.
Infatti non appena l’immagine rientrò in chiesa, si abbatté un copioso nubifragio che durò per tutta la notte, dando così ristoro alla zolle secche da tempo, e ricevendo così la pioggia che i ciminnesi avevano tanto richiesto.

Con gli occhi aperti
In  una delle feste di maggio, un certo Francesco Merlino, mentre spolverava la venerata immagine, (fatta con gli occhi chiusi)  aprì gli occhi, e spaventato balzò dall’altare, chiamano la gente fuori la chiesa.
Molte persone quando entrarono, videro il Crocifisso aprire più volte gli occhi facendo mostra delle pupille e del bianco attorno.
Questo fatto fu uno dei segni tangibili, che affermo in Ciminna la devozione, che è  immensa nei confronti du “Patri di li grazzi”  che ogni cimminnese vicino o emigrato porta nel cuore con fede fervorosa.

(Bibliografia: Historia della miraculosa imagine del SS. Crocifisso di Ciminna di Don Santo Gigante Ciminna 1651)

La festa oggi
La festa del SS. Crocifisso Padre di Grazia è la più sentita e rinomata di Ciminna, più di quella patronale.
Oggi la festa si svolge solitamente la prima domenica di maggio e il lunedì.
La festa è preceduta da una serie di appuntamenti che danno al paesino un carateristico tocco magico.
Il clou dei festeggiamenti si raggiunge la domenica.
Alle ore 11,00 la chiesa di San Giovanni si celebra la messa solenne che farà da preludio alla “SCINNUTA RU PATRI I RAZZIA”. Infatti alla fine della messa, il sacerdote preleva il simulacro dalla cappella dell’altare maggiore  e lo porta fino a terra tra le grida dei devoti e lo scampanio solenne.
L’immagine esile del Cristo viene schiodata dalla croce dove annualmente risiede, e viene riposto in un’altra croce argentea che servirà per la processione.
Accomodata l’immagine, viene alzata e issata sul fercolo che, preparato di tutto punto, accoglierà la miracolosa immagine.
Nel pomeriggio, prima della processione, si svolge la tradizionale “Furriata di torci” (giro delle torcie)
Questa tradizione folkloristica si svolge nel piano antistante la chiesa di San Giovanni  Battista, e consiste nel far ruotare una  serie di muli bardati a festa.
Le persone che vi stanno in sella portano in mano un grosso cero abbellito da nastrini rosi, e con l’altra mano distribuiscono alle persone dolciumi e caramelle; alla fine del giro, il cero portato in mano verrà deposto ai piedi del Crocifisso.
Alla sera avviene la tradizionale processione del SS. Crocifisso e di San Giovanni.
Il primo ad uscire è San Giovanni Battista, portato a spalla dai più giovani della confraternita.
La presenza di San Giovanni Battista alla processione sta a significare il PRECURSORE,  e di conseguenza dietro San Giovanni, accompagnato dal clero, ecco il pesantissimo fercolo del Crocifisso portato a spalla da migliaia di portatori.
La processione uscendo dalla chiesa si avvia verso la ripida salita di San Sebastiano, arriverà in via Giovanni XXIII per poi arrivare in chiesa madre.
Qui il Crocifisso sta fino al lunedì pomeriggio.
La sera del lunedì il Cristo e San Giovanni Battista riprendono il cammino per le ripide e scoscese vie di Ciminna dando l’ultima benedizione.
All’arrivo in chiesa, dopo la benedizione, tutti iniziano a volgere le ultime preghiere al Cristo Crocifisso.
La serata è conclusa da un spettacolare e bellissimo spettacolo pirotecnico al campo sportivo.
L’ottava  chiuderà i festeggiamenti.

Testo a cura del nostro collaboratore Gaetano Spicuzza

Galleria Fotografica
Foto a cura del nostro collaboratore Gaetano Spicuzza

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