Venerdì Santo – Augusta (SR)

Data della Festa:
Venerdì Santo

La Settimana Santa ad Augusta, è un richiamo per tutti i suoi abitanti vicini e lontani perché rappresenta uno dei momenti più intensi che offre la città. Da secoli ormai si susseguono, anno dopo anno, le stesse tradizioni e gli stessi riti, sviluppati e riproposti con minuziosa cura, precisa ed attenta ai particolari, tanto che chi è di Augusta sembra non accorgersi più della surreale bellezza e profondità che questi riti portano da sempre al loro interno.
I riti cominciano esattamente il giovedì prima della domenica delle palme con due giorni dedicati alla Madonna Addolorata, gelosamente custodita nella chiesa parrocchiale di San Francesco di Paola di Augusta. In questi due giorni, che servono da apertura alla settimana santa, sono molti gli appuntamenti in parrocchia ma uno in particolare: il canto dello Stabat Mater (musica anonimo del XVII° secolo, parole J.da Todi). Dalla domenica delle palme fino al mercoledì santo vi sono ben 5 confraternite che si “mobilitano” per rendere omaggio al Santissimo Sacramento esposto solennemente dal pomeriggio della domenica delle palme in Chiesa Madre per il tradizionale “Quarantore”. In ordine le confraternite sono:
Confraternita dei contadini, giardinieri e salinari che portano in processione la Madonna Odigitria detta “Itria”
Confraternita dei mastri d’ascia che portano in processione una piccola statua del patriarca San Giuseppe
Confraternita dei naviganti detti “fuluari” che portano in processione la Madonna Annunziata
Confraternita dei pescatori di sarde detti “sardari” che portano in processione la statua di Sant’Andrea
Confraternita dei coltivatori diretti detti “massari” che portano in processione una piccola rappresentazione della cena di Emmaus.
Il Giovedì Santo comincia il triduo pasquale con il rito della lavanda dei piedi e la solenne esposizione di Gesù Eucaristia nelle chiese addobbate con fiori e candele. Tutte le chiese restano aperte fino a tarda notte per dare spazio al popolo di fare la visita dei “sepolcri”; tutte tranne la chiesa di San Giuseppe dove in un abside coperto da un tendaggio rosso scuro, è solennemente esposto il simulacro del Cristo morto in un letto di camelie, fiore simbolo del venerdì santo augustano. Quando in tutte le chiese è finito il rito della lavanda dei piedi, nella chiesa di San Giuseppe, al cospetto del simulacro del Cristo morto viene eseguito lo Stabat Mater, (lo stesso che viene eseguito per l’addolorata una settimana prima) a cura della confraternita dell’omonima chiesa. Accanto al fercolo del Cristo vi sono delle bambine vestite da “addoloratine” che il giorno dopo durante la processione precederanno il Cristo. La notte, da mezzanotte fino alle 5, in tutte le strade di Augusta, prima al monte, poi in borgata ed infine nel centro storico fa il suo giro “la tromba” accompagnata da un tamburo; questo simboleggia il rinnegamento di Pietro, la tromba invece il lamento della vergine addolorata che cerca suo figlio. Alle 5 l’ultima esecuzione è davanti la chiesa di San Giuseppe dove al suono della tromba viene aperta la chiesa che in silenzio aspetta l’uscita del simulacro. Alle 5.30 esce il simulacro del Cristo morto tra due ali di folla che si riversa sulla strada antistante la chiesa in un silenzio assordante rotto soltanto dalla struggente marcia eseguita dalla banda della città. Inizia così la processione del Cristo “della mattina”. La processione è aperta da uno stendardo nero portato da un confrate, poi ci sono le consorelle, la croce ed i confrati; seguono la croce le bambine vestite da addoloratine che arrivano fin sotto il fercolo portato a spalla da quattro confrati grazie all’aiuto di resistenti cinturoni in cuoio e bastoni sul quale appoggiarsi. Dietro il fercolo si porta un baldacchino di colore nero ed intrecciato, simbolo che si tratta di una processione con soggetto il Cristo, ed incrociato perché il Cristo è morto. In ogni chiesa in cui la sera prima si è celebrata l’eucaristia si entra e “si toglie il sepolcro” per prepararsi alla vera passione del cristo morto con la funzione della croce che viene fatta nel pomeriggio.
Questa della mattina non è la processione cittadina, ma è un omaggio che la confraternita di San Giuseppe fa a Gesù Eucaristia. La vera processione cittadina è quella della sera che ha luogo dopo la tradizionale “a scisa a cruci” cioè dopo aver sceso Gesù dalla croce posta in un palco nel piazzale di levante davanti la chiesa che custodisce il simulacro del Cristo morto “della sera” è cioè la chiesa della Madonna delle Grazie. Mentre quella della mattina è curata dalla confraternita di San Giuseppe, quella della sera è curata dalla confraternita dell’Immacolata infatti le mantelline della mattina sono di colore giallo, colore dei santi patriarchi, quella della sera celesti, colore del manto della madonna. All’angolo tra la via Xifonia e la via Xiacche avviene quello che viene detto “l’incontro” tra la madre addolorata che ritrova il figlio morto e da qui la processione prosegue con i due simulacri insieme che percorrono le vie della città. L’effige dell’addolorata veniva portata in processione dai confrati dell’omonima confraternita ormai estinta ed ora se ne occupa la parrocchia di San Francesco di Paola. Le mantelline sono color viola, simbolo dell’antica confraternita dell’addolorata. A processione quasi terminata, al crocevia tra la via Xifonia e la via Roma, dopo una breve omelia avviene la cosìdetta “spartenza” tra il cristo e l’addolorata ed ognuno prosegue per le proprie chiese dove verranno conservati e custoditi fino all’anno successivo.

Testo a cura del nostro collaboratore Carmelo Falcotti

Galleria Fotografica
Foto a cura del nostro collaboratore Carmelo Falcotti

Processione della Mattina

Processione della Sera

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