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BREVE
CRONACA DELLA FESTA
A
Santo Stefano Medio, frazione di Messina, la festa in onore del
Compatrono S. Antonio Abate è un equilibrato alternarsi di riti
religiosi e folklore popolare, e il tutto si svolge tra i graziosi
scorci di questa antichissima contrada. Le occasioni per scoprire le
tradizioni nell’abito della festa sono varie, a cominciare dal
grande fuoco preparato sul torrente Santo Stefano, che viene acceso
la sera della Vigilia e che arde fino al giorno della festa.
In
questo paesino la festa di S. Antonio Abate viene celebrata la
domenica successiva al 17 gennaio, festa liturgica del Santo.
Al
pomeriggio della domenica, alle ore 17.00, una moltitudine di fedeli
accoglie il simulacro di S. Antonio sul sagrato della chiesa
parrocchiale di S. Maria dei Giardini, all’interno della quale la
statua viene custodita per tutto l’anno. Alcuni colpi a cannone,
il suono delle campane e le musiche del Corpo Bandistico locale,
segnano l’uscita del Santo, e preparano i fedeli del luogo ad
accogliere il simulacro tra i vicoli stretti e tortuosi.
Il
simulacro, portato su un’artistica "varetta", viene a
tratti portato a spalla, a seconda delle condizioni delle strade e
della presenza di dislivelli o scale.
La
processione è formata da due lunghe file di fedeli, recanti una
candela accesa, seguite dal parroco e altri sacerdoti, dal simulacro
del santo, dalla banda e da una moltitudine di gente che vi si
accoda.
Durante
il percorso la processione effettua varie soste, per permettere ai
portatori del fercolo di riposarsi, e per ricevere le numerose
offerte in denaro che contribuiscono alla realizzazione della festa.
Altri
fuochi segnano il rientro del Santo nella chiesa di S. Maria dei
Giardini, gremita di fedeli, per la benedizione conclusiva.
Subito
dopo, nella piazza antistante la chiesa, si svolge la particolare
pantomima denominata “U camiddu e l’omu sabbaggiu” (Il
cammello e il saraceno), antica tradizione locale che affonda le sue
radici nei secoli, testimonianza delle vicende storiche che in
questa contrada si sono succedute.
La
pantomima alluderebbe alla vittoria di Ruggero il Normanno contro i
saraceni e all’episodio secondo il quale il re fece il suo
ingresso trionfale in Messina a dorso di un cammello. Da qui, “u
camiddu” rappresenterebbe re Ruggero, mentre “l’omu sabbaggiu”
sarebbe il saraceno.
I
due personaggi indossano una sorta di scheletro metallico su cui
sono disposti dei fuochi colorati, fiaccole e girandole, e mimano
una sorta di battaglia dalla quale esce vincitore “u camiddu”, e
quindi il re, trionfo segnalato dal perdurare dei fuochi accesi
rispetto all’avversario saraceno. Alla fine della pantomima, la
folla numerosissima che assiste incuriosita, esplode in un applauso.
Dopo
questo tradizionale spettacolo di piazza, è il turno degli
attesissimi fuochi d’artificio, che trattengono rivolto al cielo
lo sguardo dei presenti per una decina di minuti.
Testo
a cura del nostro collaboratore Daniele Pennisi
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