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BREVE
CRONACA DELLA FESTA
San
Calogero è una grande figura della seconda metà del V secolo. Nato
a Calcedonia, venne in Sicilia con i santi compagni Gregorio e
Demetrio e molti altri cristiani, perchè nel proprio paese non
potevano più professare la loro fede al tempo dello scisma di
Acacio patriarca di Costantinopoli. Sbarcato a Lilibeo
(oggi Marsala), vi perdette i due compagni che subirono il martirio;
lui fu risparmiato. Venuto sul monte Kronio (Sciacca) si manifestò
nel dono dei miracoli e in particolare nello scacciare i demoni. Dal
Kronio si partì per evangelizzare parte della Sicilia, lasciando
ovunque il segno della sua santità, come testimoniano le tante
grotte e località: Naro, Agrigento, Palermo, Lipari e certamente
Santo Stefano Quisquina dove, da tempo immemorabile, alla
contrada "Finocchiara" sulla parte alta di un monte, è
stata costruita una piccola chiesetta in suo onore. Oggi la
chiesetta di S. Calogero al "pizzo" è un piccolo gioiello
collocato sul monte omonimo a 995 metri sul livello del mare come un
faro, acceso anche di notte, viene visto da ogni parte ed e
meta di tanti pellegrini che devotamente vi si recano.
S. Calogero dopo aver peregrinato in tanti luoghi
della Sicilia, si ritira nella grotta del monte Kronio per
prepararsi al grande incontro con il Signore. Ma ormai, per
l'età e per le infermità, era costretto a stare nella sua dimora
per cui era difficile procurarsi il cibo. Il Signore, che provvede ai
fiori dei campi e agli uccelli del cielo, lo provvide
miracolosamente inviandogli una cerva che lo nutriva con il suo
latte; la bestiola gli divenne amica e si allontanava solo per
cercarsi cibo nella boscaglia. Un mattino, un cacciatore armato di
frecce batteva la zona in cerca di selvaggina, vide la cerva e la
colpì. Il cacciatore la inseguì e la raggiunse ormai agonizzante.
Incontrò così il Santo. Lo vide afflitto mentre accarezzava la
povera cerva morente, Gli si getto ai piedi e piangendo gli chiese
perdono. Il Santo lo rassicurò esonerandolo ad una vita migliore, e
così il cacciatore gli divenne amico e compagno fedele degli ultimi
giorni della sua vita. San Calogero morì nella grotta sulla
vetta del monte Kronio. I suoi resti mortali nel 1490, alla chiusura
del monastero che si trovava ai confini della città di Kronio ,
furono portate nel monastero di Fragalà. Nel 1867 sono state
portate nella Chiesa Madre di Frazzanò, dove attualmente sono
ancora venerate. Il 12 giugno 2000 Mons. Ignazio Zambito, Vescovo di
Patti, ha donato alla comunità di Santo Stefano le reliquie del
Santo che sono collocate in un reliquiario e in occasione della
festa vengono esposte alla venerazione dei fedeli.
Il 17
giugno, vigilia della festa, nel tardo pomeriggio si svolgono in chiesa
madre i vespri in onore del santo; terminati i vespri l'antico simulacro del santo viene portato in pellegrinaggio con
fiaccole accese sul "pizzo" di S. Calogero. Arrivati
fuori paese, in una zone chiamata "al capo" dove inizia il
sentiero che conduce al santuario, si ha una sosta di preghiera.
Terminata la preghiera la banda musicale intona la marcia dei
bersaglieri e il santo portato a spalla inizia a correre per
raggiungere la montagna. Arrivato il santo in cima segue la veglia
di preghiera al cui termine alcuni pellegrini restano
sul monte tutta la notte a vegliare e cantare.
Il giorno della
festa, 18 giugno, molti fedeli, provenienti da paesi vicini,
portano al pizzo il pane per speciali promesse o per devozione, che
viene benedetto e distribuito a tutti i presenti dopo la
celebrazione della santa messa. Successivamente il santo si riscende in
paese con una breve processione e si riporta in Chiesa Madre dove
sarà celebrata la S. Messa solenne in suo onore. Nella serata del 18
si svolge la processione per le vie del paese con la
statua nuova del santo al si conclude con i fuochi d'artificio a conclusione
dei festeggiamenti.
Testo
a cura del nostro collaboratore Salvatore Cacciatore
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