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 DOMENICA 21 MAGGIO

LIMINA (ME)

    

LA FOLLE CORSA DI S. FILIPPO

    

BREVE CRONACA DELLA FESTA

   

Lìmina, cittadina adagiata sui Monti Peloritani, nel messinese, ha festeggiato con un ricco programma di celebrazioni e processioni, il proprio protettore, S. Filippo d’Agira.

Questo grande Santo, già venerato ad Agira (EN), Aci San Filippo (CT – cfr. articolo) e Calatabiano (CT - cfr. articolo), pare fosse originario della Tracia, inviato dal Romano Pontefice in terra di Sicilia ad evangelizzare i pagani e scacciare i demoni che si nascondevano nell’isola.

La tradizione vuole che S. Filippo, vagando per le montagne siciliane, dalla provincia di Messina, passando per la zona etnea, fino ad Agira, nell’intento di portare il Vangelo ai miscredenti, abbia dovuto combattere strenuamente contro demoni e spiriti maligni, inseguendoli e scacciandoli dai loro nascondigli.

L’iconografia tradizionale del Santo, che lo raffigura di colorito della pelle scuro (non a caso è chiamato “S. Filippu ‘u niuru”), pare sia da ricondurre proprio al viaggio che egli avrebbe fatto tra le fiamme dei luoghi abitati dagli spiriti infernali, per cui ne sarebbe rimasto ustionato ed affumicato dal fuoco durante le lotte con i demoni.

S. Filippo d’Agira, detto anche Siriaco, viene invocato in Sicilia contro gli spiriti e per la liberazione degli ossessi, per i quali pare che in passato, sia a Calatabiano che ad Agira, operasse grandiosi miracoli. Viene altresì invocato quando ci si vuole svegliare ad un’ora precisa, ed in passato si recitava prima di andare a letto l’orazione “S. Filippo d’Argirò, io dormu e Vui no; io dormu e Vui vigghiati, dumani a … uri mi sbigghiati”, dove al posto dei puntini veniva pronunciata l’ora desiderata.

Lìmina dedica a S. Filippo una festa molto caratteristica, piena di devozione e di tradizioni. Le processioni cominciano già alla vigilia della festa (processione verso Passo Murazzo), e continuano il giorno della festa, 12 maggio, attraverso le vie della cittadina.

Domenica 21 maggio, invece, dopo la processione mattutina per le vie cittadine, al pomeriggio ha luogo il percorso più atteso e più partecipato.

I devoti si ritrovano tutti davanti alla Chiesa Madre “S. Sebastiano Martire”, nell’attesa che l’orologio segni le 17,00. Nel frattempo, devoti giovani e meno giovani, con maglietta rossa recante sul retro la scritta “Cu cchiù beni lu voli, cchiù forti lu chiama, Viva San Filippu!!!”, si lanciano in gruppo e di corsa verso la facciata della chiesa, schiantandosi violentemente contro il portone in legno che custodisce la vara con S. Filippo. A detta dei devoti, ciò alluderebbe alla lotta del male e del peccato contro il bene, ovvero contro S. Filippo; il Santo, sentendosi bersaglio di questi attacchi, alla fine (alle cinque in punto) uscirebbe trionfando sul male.

Ed accade proprio che alle 17,00 allo sparo di un unico secco colpo a cannone, le porte della chiesa si spalancano di forza e i devoti in brevissimo tempo sollevano sulle loro spalle la vara e il simulacro di S. Filippo, ed escono di corsa fuggendo all’impazzata giù per le scale e poi sfumando velocemente dietro gli stretti vicoli di Lìmina. È una corsa folle, che a stento permette agli appassionati di scattare qualche fotografia.

La corsa dei devoti, in spalla la pesante vara lignea di S. Filippo, prosegue verso la zona superiore della città, verso Contrada Calvario. Giunta ad un ampio spiazzo, ove si trova un’edicola votiva del Santo, dopo qualche attimo di riposo, sotto il sole cocente, la vara viene condotta su per una ripidissima scalinata, che s’inerpica tortuosa su una collinetta che conduce al “Calvario”. Inutile dire quanto sia faticosa l’impresa di raggiungere la vetta (vedi foto!) e quanto altrettanto difficile la discesa del ritorno.

Ma la festa non è ancora finita. Ridiscesi dal “Calvario”, i devoti portatori della vara, al suono di una marcia ritmata eseguita dal Corpo Bandistico di Lìmina, si sfogano in un numero impressionante di corse avanti e indietro per la strada, eseguendo, sotto gli occhi di centinaia di spettatori, non poche piroette  della vara attorno a se stessa.

Da lì, la processione riprende verso la contrada Durbi, per poi rientrare nuovamente in Chiesa Madre.

È una festa affascinante, di forza e devozione, ricca di significati remoti, di tradizioni che affondano le radici nella storia e nella leggenda. È una festa che attraversa strade, quartieri, vicoli, sentieri, una festa che entra in simbiosi con la natura e teatralizza la vita di S. Filippo fino a farlo realmente sentire presente tra la sua gente. È un continuo correre di S. Filippo per portare a tutti l’annuncio evangelico ed esorcizzare strade, case e campagne dai demoni della malvagità.

 

Testo a cura della redazione (Daniele Pennisi)

 

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Adesso alcune immagini della festa

Foto a cura della redazione (L'AFC )

 

 
 

I devoti si scaraventano contro la porta chiusa della chiesa prima dell'uscita, segno del bene contro il male; infine la porta si apre, segno della vittoria del bene per intercessione di S. Filippo che esce per le vie del paese

 

 
 

Particolare della frase che ripetono gridando i devoti stampata sul retro della loro maglietta rossa

 

 
 

Altri tentativi dell'apertura della porta

 

Particolare di una madre che cerca di far sbattere la porta della chiesa al proprio bambino che tiene in braccio
 
 

La folla per strada e nei balconi che aspettano l'uscita di corsa del Santo

 

 

Uscita di corsa di S. Filippo dalla chiesa madre del paese

 

 

GUARDA IL BREVE VIDEO DELL'USCITA DI CORSA DI S. FILIPPO DALLA CHIESA MADRE DEL PAESE

 

 
Stendardo di S. Filippo che precede la processione Tamburo che viene suonato per indicare l'imminente arrivo di S. Filippo
 
 

S. Filippo insieme alla sua gente si dirige fuori paese per scalare il monte Calvario

 

 

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