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BREVE
CRONACA DELLA FESTA
Lìmina,
cittadina adagiata sui Monti Peloritani, nel messinese, ha
festeggiato con un ricco programma di celebrazioni e processioni, il
proprio protettore, S. Filippo d’Agira.
Questo
grande Santo, già venerato ad Agira (EN), Aci San Filippo (CT –
cfr. articolo) e Calatabiano (CT - cfr. articolo), pare fosse
originario della Tracia, inviato dal Romano Pontefice in terra di
Sicilia ad evangelizzare i pagani e scacciare i demoni che si
nascondevano nell’isola.
La
tradizione vuole che S. Filippo, vagando per le montagne siciliane,
dalla provincia di Messina, passando per la zona etnea, fino ad
Agira, nell’intento di portare il Vangelo ai miscredenti, abbia
dovuto combattere strenuamente contro demoni e spiriti maligni,
inseguendoli e scacciandoli dai loro nascondigli.
L’iconografia
tradizionale del Santo, che lo raffigura di colorito della pelle
scuro (non a caso è chiamato “S. Filippu ‘u niuru”), pare sia
da ricondurre proprio al viaggio che egli avrebbe fatto tra le
fiamme dei luoghi abitati dagli spiriti infernali, per cui ne
sarebbe rimasto ustionato ed affumicato dal fuoco durante le lotte
con i demoni.
S.
Filippo d’Agira, detto anche Siriaco, viene invocato in Sicilia
contro gli spiriti e per la liberazione degli ossessi, per i quali
pare che in passato, sia a Calatabiano che ad Agira, operasse
grandiosi miracoli. Viene altresì invocato quando ci si vuole
svegliare ad un’ora precisa, ed in passato si recitava prima di
andare a letto l’orazione “S. Filippo d’Argirò, io dormu e
Vui no; io dormu e Vui vigghiati, dumani a … uri mi sbigghiati”,
dove al posto dei puntini veniva pronunciata l’ora desiderata.
Lìmina
dedica a S. Filippo una festa molto caratteristica, piena di
devozione e di tradizioni. Le processioni cominciano già alla
vigilia della festa (processione verso Passo Murazzo), e continuano
il giorno della festa, 12 maggio, attraverso le vie della cittadina.
Il
giorno dell'ottava, la terza domenica di maggio, invece, dopo la
processione mattutina per le vie cittadine, al pomeriggio ha luogo
il percorso più atteso e più partecipato.
I
devoti si ritrovano tutti davanti alla Chiesa Madre “S. Sebastiano
Martire”, nell’attesa che l’orologio segni le 17,00. Nel
frattempo, devoti giovani e meno giovani, con maglietta rossa
recante sul retro la scritta “Cu cchiù beni lu voli, cchiù forti
lu chiama, Viva San Filippu!!!”, si lanciano in gruppo e di corsa
verso la facciata della chiesa, schiantandosi violentemente contro
il portone in legno che custodisce la vara con S. Filippo. A detta
dei devoti, ciò alluderebbe alla lotta del male e del peccato
contro il bene, ovvero contro S. Filippo; il Santo, sentendosi
bersaglio di questi attacchi, alla fine (alle cinque in punto)
uscirebbe trionfando sul male.
Ed
accade proprio che alle 17,00 allo sparo di un unico secco colpo a
cannone, le porte della chiesa si spalancano di forza e i devoti in
brevissimo tempo sollevano sulle loro spalle la vara e il simulacro
di S. Filippo, ed escono di corsa fuggendo all’impazzata giù per
le scale e poi sfumando velocemente dietro gli stretti vicoli di Lìmina.
È una corsa folle, che a stento permette agli appassionati di
scattare qualche fotografia.
La
corsa dei devoti, in spalla la pesante vara lignea di S. Filippo,
prosegue verso la zona superiore della città, verso Contrada
Calvario. Giunta ad un ampio spiazzo, ove si trova un’edicola
votiva del Santo, dopo qualche attimo di riposo, sotto il sole
cocente, la vara viene condotta su per una ripidissima scalinata,
che s’inerpica tortuosa su una collinetta che conduce al
“Calvario”. Inutile dire quanto sia faticosa l’impresa di
raggiungere la vetta (vedi foto!) e quanto altrettanto difficile la
discesa del ritorno.
Ma
la festa non è ancora finita. Ridiscesi dal “Calvario”, i
devoti portatori della vara, al suono di una marcia ritmata eseguita
dal Corpo Bandistico di Lìmina, si sfogano in un numero
impressionante di corse avanti e indietro per la strada, eseguendo,
sotto gli occhi di centinaia di spettatori, non poche piroette
della vara attorno a se stessa.
Da
lì, la processione riprende verso la contrada Durbi, per poi
rientrare nuovamente in Chiesa Madre.
È
una festa affascinante, di forza e devozione, ricca di significati
remoti, di tradizioni che affondano le radici nella storia e nella
leggenda. È una festa che attraversa strade, quartieri, vicoli,
sentieri, una festa che entra in simbiosi con la natura e
teatralizza la vita di S. Filippo fino a farlo realmente sentire
presente tra la sua gente. È un continuo correre di S. Filippo per
portare a tutti l’annuncio evangelico ed esorcizzare strade, case
e campagne dai demoni della malvagità.
Testo
a cura della redazione (Daniele Pennisi)
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