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BREVE
CRONACA DELLA FESTA
Nel
pomeriggio, dopo la messa vespertina solenne, viene effettuato la
seconda processione per le vie del paese, detta anche giro
“Interno”.
Intorno le ore 18,00 circa l’antica e venerata immagine di S.
Lucia e l’urna reliquiaria fatto la loro uscita trionfale
dal portale maggiore della Matrice, accompagnate dallo sparo
assordante della “muschittaria”, da uno spettacolo pirotecnico e
dal suono festoso di tutte le campane.
La settecentesca macchina processionale ripercorre il basolato
lavico della via Roma, tirata mediante due lunghi “lazzi”
(corde), da numerosi devoti che durante i giorni della festa vestono
la tradizionale “CAPPA” bianca, cinta da un cordone, e
indossano la “SCUZZITTA” (caratteristico copricapo nero in
velluto con nastrino verde).
Dopo
le brevi fermate durante il percorso della processione, il fercolo
effettua la sosta più lunga dinnanzi alla chiesa parrocchiale di S.
Antonio Abate; I “santantunisi” eseguono com’è
tradizione l’antica “CANTATA” in onore della Santa Patrona.
Dopo
uno spettacolo pirotecnico la processione prosegue lungo la
“STRATA RITTA” (la via Roma), accompagnata dal continuo
rintocco del “CAMPANUNI”.
Dopo la benedizione della città con le Sacre Reliquie della
Patrona, iniziano le operazione necessarie per posizionare il
simulacro e lo scrigno nei rispettivi “VAIARDI” (portantine in
legno). Nel breve percorso tra il fercolo ed il portale, la gente si
accalca per poter baciare e toccare l’urna reliquiaria e
l’immagine di S. Lucia. Dopo lo spettacolo di fuochi artificiali,
i due “VAIARDI” fanno il loro ingresso in chiesa.
Lungo la navata centrale le invocazioni di giubilo accompagnano la
sacra effigie e lo scrigno fino alla stipata navata destra in cui è
situata la monumentale cappella. Tolte le “CIAPPETTE” (ganci
metallici) che fissano il simulacro al “VAIARDO”, la statua di
S. Lucia viene spostata verso il piano della macchinetta. Dopo
essere stata elevata all’altezza della porta, l’immagine viene
riposta dentro la “CAMMAREDDA” (cameretta).
Le
parole del Parroco, i canti e le acclamazioni tradizionali
accompagnano il momento dell’ “AMMARATA” (chiusura) fino a
quando la “POTTA DI L’ANGILI” (porta degli angeli) vela la
sacra effigie: questo è l’ultimo atto di questi festeggiamenti
dicembrini.
Testo
a cura del nostro collaboratore Alfio Lipera
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