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BREVE
CRONACA DELLA FESTA
Esiste
nel territorio di Alì, salendo verso i monti, una contrada detta
Santa Maria, dove sorge, circondata da un grande castagneto, una
chiesetta detta precisamente Santa Maria del Bosco.
Annesso
alla chiesa esisteva un cenobio per il ritiro dei religiosi,
suffraganeo del monastero basiliano dei Santi Pietro e Paolo di
Itala voluto dal Conte Ruggiero nel 1093 dove furono sconfitti gli
Arabi.
Questo
cenobio oltre al richiamo e compitezza dei cenobiti di ogni tempo,
era frequentato anche da forestieri che per venerare
la Gloriosa
Madre
di Dio, venivano spesso da paesi e contrade vicine.
Esso
però a causa delle lotte politiche, sin dal 1850 cominciò a
deperire fino alla sua completa scomparsa con la soppressione dei
beni monastici.
I
fedeli però coltivarono sempre la devozione alla Madonna del Bosco,
restaurando in diverse epoche la chiesa, dove si venerava una
pregevole statua di alabastro dell’Immacolata che andò distrutta
in un incendio.
Essi
in tutti i nove sabati che precedono la festività dell’8
settembre, si recano all’alba in devoto pellegrinaggio al Santuario,
partecipando alla S. Messa e cantando le lodi alla Madonna.
Annualmente
una commissione organizza la festa che un tempo si svolgeva
totalmente al bosco; adesso invece la festa si svolge in due tempi:
il sabato al bosco, mentre la domenica in paese, con grande concorso
di gente e fedeli dei paesi viciniori.
Il
secondo sabato del mese di settembre hanno inizio le celebrazioni: a
mezzogiorno il suono delle campane a festa ed i colpi a cannone
ricordano alla gente che nel pomeriggio al bosco ci saranno i
tradizionali giochi popolari: “pignateddi, ntinna” ecc.. Al
termine di questi momenti ludici, ha inizio nel Santuario
la S. Messa
che culminerà con la processione della Madonna verso
la chiesa
madre
di S. Agata in Alì, dove sarà impartita la benedizione. La serata
sarà allietata da musica e balli nella piazza Duomo.
La
domenica, di mattina la banda musicale farà il tradizionale girò
del paese; verso le ore 11,00 si terrà nella chiesa madre una solenne
celebrazione eucaristica. Nel pomeriggio il simulacro della Vergine
inizierà il suo pellegrinaggio lungo le vie di Alì, portato a
spalla dai devoti che per più di due ore la porteranno in trionfo;
al rientro si svolgerà
la S. Messa.
La
serata continuerà in piazza Duomo con dei concerti di musica,
aspettando il tradizionale “Sciccareddu e l’omu sabbaggiu”: si
tratta di una rappresentazione popolare che si tramanda nel tempo;
la scena si svolge in piazza, dove allo spegnersi delle luci fanno
ingresso i due protagonisti: “U sciccareddu” (L’asinello) è
una carcassa di legno leggero a forma di asino, imbottita
esternamente da mortaretti, pilotata all’interno da una persona.
“L’omu
sabbaggiu” (l’uomo selvaggio) è rappresentato da una persona
con un cappello a forma di cilindro variopinto; nella mano sinistra
ha un ombrello rivestito di carta colorata che gli serve per
difendersi dai fuochi
emessi dallo sciccareddu e nella destra un attrezzo a forma di
rastrello le cui due estremità sono costituite da mortaretti.
I
due attori, danzando al crescente ritmo della tarantella, danno vita
ad uno scontro che, con il progressivo scoppiettare dei mortaretti,
crea un gradevole spettacolo che coinvolge anche gli astanti.
La
chiusura della festa e segnata da un nutrito spettacolo pirotecnico.
Testo
a cura del nostro collaboratore Ademaro Fiumara
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