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BREVE
CRONACA DELLA FESTA
Nella
selvaggia foresta del monte Quisquina una damigella della
principessa Margherita di Navarra della corte di Guglielmo I volle
fissare la sua dimora. Era l'anno 1150 circa quando Rosalia, figlia
di Sinibaldo, signore di Quisquina e delle Rose, lasciò la città
di Palermo e le agiatezze della corte per rifugiarsi nell'oscura e
fredda grotta della Quisquina: "per amore del suo Signore Gesù
Cristo". Il tempo lo trascorse nella preghiera, nella
contemplazione e nel silenzio. La grotta aveva una stretta apertura
in alto che rendeva difficile l'accesso. All'interno c'erano delle
celle molto umide, nella prima Rosalia lasciò scalfita con le
proprie mani l'epigrafe: "Ego Rosali Sinibaldi quisquine et
rosarum domini filia amore Domini Mei Jesu Cristi ini hoc antro
habitari decrevi" cioè " Io Rosalia figlia di
Sinibaldo padrone della Quisquina e del monte delle Rose ho deciso
di abitare in questa grotta per amore del mio Signore Gesù Cristo.
Nella
quarta cella si trova un grosso macigno a forma di letto, dove la
Santa trascorreva le ore della notte. Rosalia probabilmente sarà
rimasta in questa grotta per tanti anni. Nella parte bassa dell'epigrafe ci sono dei segni che sembrano indicare in numero 12. In
seguita Rosalia, forse perchè scoperta, lascerà la Quisquina per
rifugiarsi definitivamente nella grotta del Monte Pellegrino a
Palermo. Il dies natalis della santa si fa risalire al 4
settembre 1166 circa. I Normanni in quel tempo andavano a
caccia alla Quisquina e nelle terre vicine. Il monte Quisquina
faceva parlare di Rosalia e così anche il bosco ha conservato il
suo nome. Nelle adiacenze della grotta fu costruito un altare in
pietra.
Ogni anno,
il martedì dopo Pasqua, gli Stefanesi con i
sacerdoti del paese andavano in pellegrinaggio alla Quisquina e
celebravano la messa. La devozione alla santa si era diffusa
dappertutto e tanta gente si recava alla Quisquina per pregare e
intercedere dalla Santa particolari grazie e benefici spirituali. I
benefici compiuti non si poterono più contare. Per la protezione
della Santa gli Stefanesi furono risparmiati dalla peste. Alle
bambine del paese si dava il nome di Rosalia che stava scritto nei
registri parrocchiali. Una preziosa testimonianza di tanta devozione
e del culto antico lo dimostra una tela del 1464 che si è sempre
conservata nella Chiesa Madre e riproduce i tre protettori del
paese: S. Stefano protomartire, la Madonna della Catena, e S.
Rosalia
con una rosa in mano e un diadema di rose sulla testa. È
scritto che nella città di Palermo infuriava la peste e tanta gente
moriva. La città fu dichiarata infetta e tanta gente scappava in
altri paesi e in tutte le chiese si pregava il Signore perchè
allontanasse quel terribile flagello. La mattina del 15 luglio 1624
sul monte Pellegrino furono ritrovate le ossa della Santa. Tale
notizia si diffuse dappertutto e quando furono portate in città la
peste scomparve. La notizia del rinvenimento delle ossa si
diffuse anche a S. Stefano. Due muratori palermitani che lavoravano
nella costruzione del convento di S. Domenico, il 24 agosto 1624, si
recarono alla Quisquina e si misero alla ricerca della grotta.
Trovarono i ruderi di un altare e tra gli sterpi una piccola
apertura, nella parte superiore era segnata una piccola croce e dopo
aver allargato la fessura entrarono nella grotta e cominciarono a
pulirla delle tante incrostazioni. Si accorsero che in un grosso
macigno c'erano dei segni simili a delle lettere che non riuscirono
a leggere. Essendo giunti a sera dovettero tornare in paese e
raccontarono quello che avevano scoperto. Il giorno successivo i
sacerdoti del paese con i padri Gesuiti di Bivona e tanta gente si
recarono alla Quisquina, entrarono nella grotta e poterono leggere i
segni che vi erano scalfiti "Ego Rosalia..." .Era il
testamento spirituale della Santa scolpito nella dura roccia con le
proprie mani. I sacerdoti con alcuni notabili attestarono quanto era
stato scoperto: la grotta di S. Rosalia e la epigrafe. Era il 25
agosto 1624. Fu redatto e sottoscritto un atto che riportava loro
testimonianze. Gli Stefanesi chiesero all'Arcivescovo di
Palermo, Cardinale Doria, le reliquie della Santa che
furono donate il 25 settembre 1625. Collocate in uno splendido busto
argenteo, raffigurante la Santa, si conserva nella Chiesa Madre di
S. Stefano Quisquina in una artistica cappella. Alla Quisquina
nelle adiacenze della grotta fu costruita una piccola chiesa e poi
un convento.
Gli Stefanesi hanno sempre amato e onorato Santa
Rosalia fin dai primi tempi che la Santa si rifugiò nella grotta
della Quisquina e con grande solennità celebrano la festa
della loro Patrona la prima domenica di giugno (quest'anno
anticipata al sabato perchè la prima domenica di giugno ha
coinciso con la solennità del Corpus Domini). Il martedì
successivo il busto argenteo con le reliquie della santa viene
portato alla Quisquina in pellegrinaggio, tutta la comunità
di S. Stefano e dei paesi vicini partecipano invocando e pregando la
Santa, tanti a piedi nudi con i bambini in braccio. La Santa
durante tutto il pellegrinaggio viene accompagnata dalla
tradizionale cavalcata. Il pellegrinaggio si conclude all'eremo
con la celebrazione della messa solenne e finita la messa la
tradizionale scampagnata in mezzo al bosco della Quisquina. Per tutta
la giornata i pellegrini con tanta devozione visitano la grotta e accendono
un cero e pregano. In serata le reliquie di S. Rosalia vengono
portate in paese con un gran corteo di auto accompagnate da
una grande folla. A conclusione dei festeggiamenti i fuochi
d' artificio e il rientro nella Chiesa Madre del busto
reliquiario della Santa.
Testo
a cura del nostro collaboratore Salvatore Cacciatore
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