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BREVE
CRONACA DELLA FESTA
Nell’ampio
iter cerimoniale che accompagna la celebrazione della Pasqua nei
comuni dell’Agrigentino le Confraternite svolgono un ruolo
fondamentale. Sarà per l’assenza di esse che in San
Gio
vanni Gemini il calendario della settimana santa presenta deboli
tradizioni locali mentre particolarmente seguite risultano le
celebrazioni liturgiche a partire dalla Domenica delle Palme.
E’
ormai un ricordo la recita occasionale di “U Martuariu”, su un
testo di Filippo Orioles, che nel contatto con la gente e i personaggi
viventi del dramma raggiungeva momenti di grande Pathos e
partecipazione emotiva. Persistono invece le processioni del Venerdì
Santo con il ritmo lento e cadenzato che le contraddistingue.
Nei
giorni che precedono
la Pasqua
caratteristico è il silenzio delle campane, un tempo addirittura si
usava legarle, sostituite dai “truacculi” strumenti di legno di
vario tipo e grandezza suonati per le vie prima delle celebrazioni e
in chiesa all’annuncio della morte di Gesù.
Nella
tarda mattinata del Venerdì il lungo corso che congiunge la punta
estrema della Città con
la Chiesa
Madre
si trasforma in Golgota purificatore per accogliere
la Via
Crucis
cittadina: pur mantenendo l’impostazione tradizionale le stazioni
ogni anno sono affidate a categorie differenti che con le loro ansie e
preoccupazioni, sofferenze e angosce rendono attuale il messaggio
salvifico della Croce. A mezzogiorno in punto le statue del Redentore
e dell’Addolorata rientrano in Chiesa e un Crocifisso con le braccia
e la testa snodabili viene posto in croce dai Sacerdoti: il dislivello
tra il luogo della crocifissione e la navata occupata dai fedeli crea
l’effetto proprio di un evento che sovrasta gli astanti quasi a
incombere con potente forza drammatica. Nel pomeriggio terminata
la Liturgia
“In Passione Domini”, durante l’ultima predica delle sette
parole gli sguardi di tutti sono rivolti al Crocifisso, cui, per mezzo
di una cordicella viene fatto abbassare il capo.
La
processione di Gesù morto in una artistica urna del settecento chiude
la giornata.
La
passione è un tema ricorrente nella letteratura popolare
Sangiovannese: sopravvivono tra i più anziani canti e preghiere
dialettali, espressione di una fede semplice e genuina, che hanno per
temi centrali la ricerca del Figlio da parte della Madre:
“Agghiurnà
u venniri matinu
A
Madonna si misi ‘ncamminu.
‘Ncontra
San Giuvanni ppi a via e ci dici:
-
Unni iti Matrizza mia?
-
Vaiu
circannu a Gesù Nazzarè.
-
Iti nni
Pilatu ca u truvati chiusu e ‘ncatinatu.
Tuppi
Tuppi.
-
Cu è?
-
Sugnu
la Matri
di Gesù Nazzarè! O Figliu, Figliu! Chi ladiu suannu maiu sunnatu:
maiu sunnatu ca ti livaru la cruna d’oro e ti misiru chidda di
spini..
-
Veru è Matrizza mia, cu dici tri voti venniridia,
venniridia, venniridia si nni va ‘nparadisu ccu
la Matrizza
mia; “
E
l’invito al pentimento dei propri peccati:
“Tu
ca duarmi ‘nta stu liattu
A
Dio pirdisti u rispiattu.
Susiti
prestu e un tardari ca Dio ti voli Pirdunari”.
Testo
a cura del nostro collaboratore Vincenzo Scrudato
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